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E’ possibile innovare in Italia? Una speranza da Frontiers of Interaction IV

Il primo di Luglio a Torino si è tenuta una manifestazione come non se ne vedono molte in Italia. Sono intervenuti nomi noti come Bruce Sterling (che per l’occasione ha ribattezzato se stesso Bruno Argento), Adam Greenfield ed Elizabeth Churchill e nomi meno noti (ma altrettanto validi) come David Orban di WideTag.

Sono finalmente riuscito a stringere la mano a Leandro Agrò, uno dei promotori e ideatori di Frontiers of Interaction giunta alla quarta edizione. Io, devo essere franco, ne ho sentito parlare per la prima volta quest’anno, quando con il lancio di OpenSpime ho iniziato a seguire le gesta di Leandro Agrò, Roberto Ostinelli and David Orban.

Da questo primo interesse per quello che i tre stavano iniziando a creare nei primi mesi dell’anno, sono arrivato ad apprendere dell’esistenza di Frontiers of Interaction, un’iniziativa tutta italiana che parla di innovazione. Sì, avete capito bene, … ho detto innovazione… Lo so, in Italia è una parolaccia visto che nessuno (o quasi) sembra comprenderne il significato. Sembrerà impossibile, ma l’innovazione esiste anche da noi, solo che per farla apprezzare è spesso necessario farla sdoganare dagli Stati Uniti. PAZZESCO!

E’ solo grazie a giornalisti come Emil Abirascid (grazie Emil) che anche chi non c’era è riuscito ad averne un piccolo accenno dalle pagine di Nova del 10 Luglio 2008. Certo, si tratta di un breve spazio nella parte bassa di pagina 3, ma vi assicuro che è quasi un miracolo!

Fosse dipeso da me avrei dedicato la prima pagina :)

Leggendo l’articolo di Emil su Nova ho trovato un’affermazione di Agrò che sintetizza al meglio anche il mio pensiero:

Se sono in California e faccio una start-up sono “cool” se la faccio in Italia resto un semplice programmatore software

E’ la stessa sensazione di provincialismo cosmico che talvolta sperimentiamo noi di GotThingsDone. Veniamo contattati da Venture Capital della Silicon Valley alla ricerca di informazioni sulla nostra iniziativa, ci chiedono interviste da oltre oceano, ma non c’è verso che alcunché in Italia si muova. Parlando con Agrò questi mi confidava di non aver neppure pensato di creare WideTag (la società che investe su OpenSpime) in italia e di averla “incorporata” fin da subito come realtà americana. Forse ha ragione lui ed anche noi dovremo fare lo stesso!

Vorrei concludere queste poche riflessioni, con la conclusione del pensiero di Agrò come riportato nell’articolo di Emil Abirascid su Nova:

… dobbiamo lavorare per accrescere la consapevolezza del valore sociale di chi fa innovazione

Non mollare Leandro!

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